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dal Corriere della Sera
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Da:
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ragno2702
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Stato d'animo :
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Curiosa/o
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Data:
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01/28/2008 15:55:27
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Musica:
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None
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La commissione tributaria: Legittimo l'uso delle foto satellitari
A caccia di evasori con Google Earth
Scovati a Pisa sei proprietari di rimessaggi di barche e yacht che denunciavano solo 3mila euro annui
PISA – L'idea, stellare, è venuta al direttore dell'agenzia
delle entrate di Pisa, la città di Galileo Galilei, e ai tre funzionari
del gruppo "analisi e ricerca", l'intelligence dell'ufficio. Davanti al
computer, dopo aver scaricato GoogleEarth - il software via Internet
che permette di guardare il mondo con le foto dei satelliti - gli 007
del fisco hanno pensato che quelle mappe digitali, completamente
gratuite, sarebbero state eccellenti per scovare gli evasori. Così
hanno deciso di utilizzarle nelle indagini. Iniziando, come prima
missione, a scrutare dall'alto il business di alcune decine di
proprietari di rimessaggi di barche e piccoli yacht alla foce
dell'Arno. Imprenditori che avevano denunciato all'erario una media 3
mila euro annui a testa, peggio di un'azienda in via di fallimento.
Grazie agli occhi elettronici dei satelliti geostazionari e alla Rete,
il gruppo è riuscito a incastrare i primi sei presunti evasori.
L'apoteosi del fisco satellitare? Macché, uno dei sospettati ha fatto
ricorso, sostenendo l'illegittimità di accertamenti fiscali con
GoogleEarth. Ma ha perso. Clamorosamente. Perché «nel nome del popolo
italiano» la commissione tributaria di Pisa ha dato ragione all'ufficio
delle entrate e al suo direttore scova evasori dalle stelle, al secolo
Francesco Costantino, 55 anni, calabrese, 32 anni di servizio onorato.
Una sentenza, quella pisana, destinata a provocare una rivoluzione
negli accertamenti fiscali e ad estendere il grande occhio elettronico
del fisco agli uffici delle entrate di altre città.
STRUMENTO
- «GoogleEarth è stato uno strumento importante per il nostro lavoro –
spiega il direttore Costantino – perché, senza far spendere un euro in
più all'amministrazione, ci ha fatto risparmiare tempo e soprattutto ci
ha consentito di agire con precisione». I primi accertamenti sono
scattati lo scorso anno. Nel mirino del fisco 35 rimessaggi alla foce
del fiume Arno, a Marina di Pisa, decine di barche ospitate, un giro di
affari presumibilmente appetibile. Invece nel 2003 i gestori avevano
denunciato complessivamente 108 mila euro, una media di poco più di 3
mila euro a testa. Annui, ovviamente. «Con GoogleEarth c'è la
possibilità di avere anche un database storico delle fotografie
satellitare – spiegano all'agenzia delle entrate pisana – e dunque è
stato possibile mettere a confronto il numero di imbarcazioni presenti
nei rimessaggi in date diverse. Poi, sono stati fatti accertamenti sul
numero di fatture emerse».
CONTROLLI
- Le prime verifiche hanno evidenziato palesi irregolarità. Un gestore,
che per esempio aveva denunciato una perdita, in realtà aveva un
imponibile di 64 mila euro. Ma il "Grande fratello fiscale" non si è
fermato qui. Fotografando le imbarcazioni sono stati avviati
accertamenti anche sulla congruità dei redditi denunciati dai loro
proprietari. All’agenzia delle entrate di Pisa le bocche sono
cucitissime e nessuno vuole rivelare le prossime mosse. Che potrebbero
estendere gli accertamenti con GoogleEarth non solo alle imbarcazioni,
ma agli stabilimenti balneari della costa per controllare, per esempio,
quanti sono gli ombrelloni utilizzati in estate e da qui cercare di
capire il reale giro di affari del gestore a volte, dicono i maligni,
un po’ apatico con il fisco. C'è anche un "piano potenziamento".
Riservato, pure questo. Se, come prevedibile dopo la sentenza pisana,
il sistema sarà allargato ad altri uffici delle entrate, si potrà
utilizzare GoogleEarth professional, un software sempre via Internet
più sofisticato capace di fotografare piccoli dettagli e magari
dimostrare che quella barchetta denunciata in realtà è un panfilo da
nababbi.
Marco Gasperetti
28 gennaio 2008
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