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Cina, capolavori dalla Città Proibita in mostra
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Da:
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so_easy
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Stato d'animo :
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Allegra/o
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Data:
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01/12/2008 06:22:14
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Musica:
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Queen - Bijou
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Il Museo del Corso terrà aperta al pubblico, sino al 20 Marzo 2008,
un’importante mostra dal titolo Capolavori dalla Città Proibita.
Qianlong e la sua Corte.
Oltre 300 capolavori mai visti in Italia provenienti da uno dei più
maestosi, imponenti complessi museali al mondo, la Città Proibita, per
raccontare la vita di corte e il fasto che la Cina conobbe sotto il
regno dell’imperatore Qianlong (1711-1799), letteralmente regno della
“Grandiosità Cosmica”, considerato l’apogeo politico e culturale
dell’ultima dinastia regnante sul Paese di Mezzo (1644-1911).
La stirpe dell’imperatore Qianlong, dall’originaria Manciuria, aveva
conquistato la Cina nel 1644. Occupando Pechino e assumendo il nome
dinastico di Qing “purezza”, si era insediata nella celebre Città
Proibita edificata dai Ming nel XV secolo. Con le campagne militari e i
viaggi nelle regioni più lontane del grande sovrano, la Cina di
Qianlong si estese fino a diventare il secondo più vasto impero
territoriale della storia con confini più ampi anche dell’attuale
Repubblica Popolare, nonché il più popoloso. Assertore della sovranità
come funzione e istituzione religiosa e universale, durante il suo
regno Qianlong modificò, ampliò e abbellì anche la Città Proibita, la
più ampia reggia della Terra con i suoi 9.000 tra saloni e stanze.
Le opere esposte, che rappresentano riti, cerimonie, ritratti ma anche
scene di vita privata, rimandano l’eco di una realtà storica e
filosofico-religiosa straordinaria. In mostra i visitatori potranno
ammirare dipinti anche di dimensioni imponenti, come il Ritratto
equestre dell’Imperatore Qianlong in armatura cerimoniale (377x119 cm),
o lunghi fino a quasi 20 metri come i Tributari dell’Impero Qing e la
Parata delle otto divisioni mancesi. Assieme ai dipinti sono presenti
in mostra, armi, armature e utensili appartenuti all’imperatore e
rappresentati nei dipinti stessi, oltre a ceramiche, abiti di corte,
interi servizi in cloisonné, sigilli imperiali, una collezione di
orologi da tavolo, giade e monili, oggetti e paramenti di culto: pezzi
che in molti casi non hanno mai oltrepassato il confine cinese.
La mostra si articola in tre sezioni essenziali; la prima dedicata alla
figura dell’Imperatore Quianlong, la seconda incentrata sulla
rappresentazione del potere e la terza tesa a sviluppare la tematica
delle diversità religiose e dei rapporti internazionali.
Adriano Caputo, responsabile del progetto espositivo, ci ha
accompagnato durante il percorso della mostra spiegandoci come le
illuminazioni di colore giallo abbiano la funzione di scandire la
dimensione della vita pubblica, mentre quelle rosse siano state
utilizzate per demarcare gli ambiti della vita privata.
Molti sono gli oggetti legati alla personalità di Qianlong: il tavolo
con arredi per la celebrazione del suo ottantesimo compleanno,
l’imponente trono dorato e la sua armatura. E’ stato ricostruito anche
il suo studio privato, la celebre “Sala per la coltivazione dello
spirito”. I visitatori potranno ammirare anche alcune opere realizzate
dallo stesso imperatore, che non fu soltanto un brillante condottiero,
ma un artista illuminato, pittore, poeta, musicista e calligrafo.
Tra i dipinti esposti, per la prima volta in Italia, capolavori del
pittore Giuseppe Castiglione (1688-1766), artista italiano e gesuita
ammesso alla corte Qing, dove rimase tutta la vita al servizio di tre
imperatori, Kangxi (r. 1662-1722), Yongzheng (r. 1722-1735) e Qianlong
(r. 1736-1795). Assunse il nome cinese di Lang Shining e divenne ben
presto la figura preminente in un gruppo di pittori-missionari attivi
in quel periodo a corte.
Castiglione, ammirato in Cina come uno dei più importanti artisti di
corte di tutti i tempi, svolse un ruolo fondamentale nell’insegnamento
delle tecniche pittoriche occidentali, dell’uso del colore, della
prospettiva e dell’anatomia umana. Assorbendo gusto e usi della civiltà
cinese realizzò opere con una commistione di tecniche mai usate prima
come L’imperatore Qianlong che spara a un cervo, il Ritratto del
Principe Guo e soprattutto il già citato Ritratto equestre
dell’Imperatore Qianlong in armatura da cerimonia, dove è raffigurato
per la prima volta un imperatore a cavallo di grandi dimensioni
(377x119 cm), soddisfacendo le ambizioni del giovane Qianlong che si
riteneva imperatore universale di tutte le genti.
Giuseppe Castiglione, come Matteo Ricci prima di lui, era stato mandato
in Cina dalla Compagnia di Gesù, l’ordine religioso che ebbe ruoli di
rilievo alla corte dei Qing nel campo delle arti visive,
dell’architettura, delle scienze e dell’astronomia. Testimonianza
concreta della grande apertura dell’imperatore verso le altre culture e
religioni. Infatti, se il buddhismo offrì la cornice all’ambizioso
progetto di un impero universale, il sincretismo religioso rispetto
alle tradizioni locali, come il confucianesimo e il taoismo, e la
tolleranza rispetto alle religioni straniere, come per il cristianesimo
e per l’islam, furono gli ingredienti fondamentali del successo
politico di Qianlong e del suo grande regno.
Sede: Roma, Museo del Corso Via del Corso 320 Orari: tutti i giorni
dalle 10 alle 20 – (ingresso consentito fino ad un’ora prima della
chiusura) Lunedì chiuso
Ingresso: interi € 9,00 ridotto e ridotto gruppi € 7,00 ridotto scuole € 4,00
Informazioni e prevendita: tel. 06 661345 www.biglietto.it
Informazioni e prenotazioni gruppi e scuole: Associazione Cultura
Italia tel. 06 68192230 fax 06 68892795 e-mail
prenotazionegruppi@associazioneculturaitalia.it
Internet: www.museodelcorso.it www.mondomostre.it www.associazioneculturaitalia.it
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