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Le Voci di dentro, all’Argentina

so_easy_75
Da: so_easy
Stato d'animo : Allegra/o
Data: 01/12/2008 06:19:40
Musica: PINK FLOYD - Learning To Fly


Dopo ormai sessant'anni precisi, "Le
voci di dentro" del grande Eduardo De Filippo è attuale come allora. E'
stata riportata ancora in scena dal figlio Luca, assieme alla sua
compagnia di teatro che da anni mantiene vivo il repertorio di Eduardo
fra i teatri italiani: questa volta al Teatro Argentina, sulla via del
lungotevere dei Papareschi, dal 26 dicembre 2007 fino al 6 gennaio
2008, con la regia di Francesco Rosi e la partecipazione di Luca De
Filippo, Gigi Savoia, Antonella Morea, Marco Manchisi, Carolina Rosi, e
ancora con Giovanni Allocca, Chiara De Crescenzo, Stefania Guida,
Matteo Mauriello, Anna Moriello, Adriano Mottola, Giuseppe Rispoli,
Matteo Salsano, come attori.


La commedia si pone sin dall’inizio sullo sfondo del secondo
dopoguerra, quando ormai niente sarà più come prima: la disillusione
dopo la fine della seconda guerra mondiale non può che essere grande e
devastante, e infatti andrà a devastare ogni più piccolo angolo della
vita dei protagonisti. Da un sogno (realtà o verità?) di Alberto
Saporito, si scatena tutto il dramma di una famiglia che crolla,
finendo a indugiare sui propri sospetti l’uno contro l’altro, svelando
tutto quello che si cela dietro l’apparenza. Forse fa meglio il signor
Nicola, zio che abita con Alberto, che ha smesso di parlare non certo
perché impossibilitato perché muto, ma perché l’umanità non lo merita:
nessuno ascolta veramente più. L’unico ancora ad ascoltarlo, ma
soprattutto l’unico che riesce a capirlo attraverso i botti dei suoi
fuochi d’artificio, è il nipote, nella loro casa da rigattiere,
intensificata da una scenografia forse angosciante, specchio dell’anima
tormentata e “disordinata” dello stesso Alberto... che alla fine
mostrerà di volersi quasi offrire come vittima sacrificale del mondo di
adesso, della cupidigia di suo fratello, della malvagità sotterranea
della famiglia Cimmaruta.



Detta con le parole dei due grandi Luca De Filippo e Francesco Rosi...



«Con la messa in scena di “Le voci di dentro” dopo “Napoli Milionaria!”
desidero proseguire, insieme a Francesco Rosi, il discorso teatrale
sulla drammaturgia di Eduardo. Le due commedie, scritte a pochi anni di
distanza (“Napoli Milionaria!” nel 1945 e “Le voci di dentro” nel
1948), segnano infatti il momento di passaggio da un Eduardo in cui è
ancora viva la speranza nei grandi cambiamenti e nel recupero dei
valori fondamentali, dopo il terribile dramma della guerra, ad un
Eduardo in cui la disillusione ed il pessimismo prevalgono in misura
crescente. È il momento in cui Eduardo passa dalla riflessione sulla
società all’approfondimento spietato dei rapporti all’interno della
famiglia, sempre più espressione di ipocrisia, tornaconto personale,
cinismo e sempre meno di quei grandi ideali quali la fraternità, la
solidarietà, la pietà, che avrebbero dovuto segnare il rinnovamento
sociale ed individuale». (Luca De Filippo)



«Oggi, per noi che facciamo i conti con una cronaca quotidiana sempre
più tormentata da violenze insopportabili, da crimini commessi in nome
degli interessi più sordidi, il valore di profezia della commedia di
Eduardo, definita dall’autore una “tarantella in tre atti”, la sua
attualità, sono sconcertanti.

Alberto Saporito ha un incubo, forse una visione, che definirà un
“sogno”: il delitto commesso da una famiglia di tranquilli borghesi, e
non esita a denunciarli, tanto ci crede. Gli accusati, invece di
proclamare ad alta voce tutti insieme la loro estraneità al delitto,
sospettano che sia stato commesso da uno di loro e si accusano l’un
l’altro, arrivando a progettare un delitto vero per coprirne uno solo
immaginato. Situazione paradossale, commedia difficile proprio per
questo suo muoversi tra realismo e surrealismo». (Francesco Rosi)


di Roberta Diglio
Fonte: http://www.abitarearoma.net/

















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